Sabato 15 Dic 2018
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Incontro con il sostituto procuratore della DDA di Palermo Nino Di Matteo

Venerdì 16 marzo, a Palazzo Villarosa di Bagheria, è stato presentato il libro di Nino Di Matteo, sostituto procuratore della DDA di Palermo, dal titolo "Assedio alla toga, un magistrato tra mafia, politica e stato”.

L'evento è stato organizzato in collaborazione con la ”Libreria "Interno 95" e con l'Associazione ex alunni del Liceo Classico Francesco Scaduto.

All'incontro è intervenuto, oltre l'autore, Maurizio Padovano (scrittore), Stanislao Saeli (magistrato) e Rino Cascio (giornalista Rai)

Il PM Nino Di Matteo, ha spiegato nel dettaglio la fondamentale importanza del concorso esterno in associazione mafiosa e la gravità delle ultime affermazioni del PG Jacoviello che ha dichiarato che il concorso esterno in associazione mafiosa è un reato che non esiste.

 

Nel suo libro Nino Di Matteo intervistato da Loris Mazzetti, specifica, al contrario, la gravità del concorso esterno, fra i maggiori e peggiori sostegni alla mafia.

«Si parla tanto di recidere i contatti tra mafia e politica; poi, con i fatti, ci si muove in direzione opposta quando (con la scusa della tutela della privacy) si paralizza l’efficacia delle intercettazioni, l’arma più incisiva per scoprire quei contatti e quei rapporti. È aberrante. È necessario continuare ad applicare rigorosamente l’istituto giuridico del concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di chi, non essendo affiliato all’organizzazione, contribuisce consapevolmente e fattivamente al perseguimento degli scopi criminosi della stessa. È necessario continuare a ricorrere a questo strumento giuridico nella consapevolezza che non è vero quello che dicono in malafede coloro i quali sostengono che è un reato che non esiste, inventato dai magistrati». E rivolgendosi in particolare agli studenti di giurisprudenza: «Il concorso esterno in associazione mafiosa costituisce l’estrinsecazione concreta dei principi generali del codice penale in materia di concorso di persone nel reato, e non, come dice qualcuno, un reato inventato dai pm politicizzati. La smettano di dire queste cose, ritrovino un po’ di pudore e cessino di contrapporre ai pm accusati di partigianeria e faziosità, la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che – è bene ricordarlo – furono i primi a ricorrere alla figura del concorso esterno in associazione di tipo mafioso per colpire quella zona grigia che ha sempre costituito la vera forza di Cosa nostra. I politici, i tanti opinionisti e giornalisti al loro servizio, che oggi contrappongono la memoria di Falcone e Borsellino ai magistrati vivi, con l’unico scopo di denigrarli, sono gli stessi che con la medesima violenza verbale attaccavano Giovanni e Paolo prima che la mafia li uccidesse».

                                                     (Da Nino Di Matteo – Loris Mazzetti, Assedio alla toga, Aliberti editore)


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