Martedì 12 Dic 2017
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I Personaggi Famosi

Renato Guttuso nasce il 26 Dicembre 1911 a Bagheria. Il padre Gioacchino, agrimensore di professione ma acquarellista per diletto e la madre Giuseppina d'Amico, preferiscono denunciarlo a Palermo il 2 Gennaio 1912.

Scrive Leonardo Sciascia: «Renato Guttuso, bagherese nato a Palermo; ché il padre in quel momento ce l'aveva coi suoi concittadini, o soltanto con gli amministratori comunali, e volle che il figlio non nascesse a Bagheria ma nella città capitale, nella splendida e misera Palermo di quegli anni, di sempre. Ma la ripicca dì Gioacchino Guttuso è rimasta un fatto puramente anagrafico: quando si parla di Renato Guttuso, della sua pittura, si parla di Bagheria. Il paesaggio, la gente. L'intraprendenza e l'acutezza dei bagheresi...».

La città natale è molto importante nella formazione del pittore, perché lì, giovanissimo, entrò in contatto con il mondo della pittura, come racconta lui stesso: "tra gli acquarelli di mio padre, lo studio di Domenico Quattrociocchi, e la bottega del pittore di carri Emilio Murdolo prendeva forma la mia strada avevo sei, sette, dieci anni...".

Scrive Renato Guttuso, nel 1961, a Castrense Civello, suo amico e poeta futurista: «È inutile che ti dica come viva sempre in me il legame con Bagheria. Credo e me ne ac­corgo sempre più andando avanti con gli anni, che tutto quel che ho capito, le mie mancanze e i miei meriti, le mie virtù e i miei difetti siano tipicamente bagheresi - la costanza (ostinazione), la capacità di lavoro, l'imprudenza ecc. ed anche la fantasia! Se un giorno riuscirò a mettere ordine tra i miei appunti e mi deciderò a darli a un editore, vedrai quanto e come Bagheria entri dappertutto».

Già dal 1924, appena tredicenne, comincia a firmare e datare i propri quadri. Sono piccole tavolette dove per lo più copia i paesaggisti siciliani dell'ottocento. Tra queste vanno ricordate Golfo di Palermo (1925), dove usa le venature del legno per raccontare le onde del mare. I suoi modelli sono comunque più vari, i francesi come nel caso dell'Angelus di Millet (1926), realizzata su una tavolozza che mantiene ancora la forma originale, e i pittori contemporanei di cui poteva procurarsi le illustrazioni, come Carrà nel Pino marittimo (1929).

In questi anni dipinge anche dei ritratti come quello di Graziella e il Ritratto del padre, il Cavalier Gioacchino Guttuso Fasulo (1930). Negli anni seguenti comincia a frequentare l'atelier del pittore futurista Pippo Rizzo e l'ambiente artistico palermitano. Nel 1928 partecipa a Palermo alla sua prima mostra collettiva. 

Nel 1931 partecipa con due quadri alla Quadriennale Nazionale d'Arte Italiana a Roma e ha occasione di vedere dal vivo le opere dei più grandi artisti italiani che lo impressionano profondamente.

Una mostra di Guttuso e di altri pittori siciliani, alla Galleria del Milione nel 1932, suscita grande interesse nella società artistica milanese. Trasferitosi a Roma ha modo di legarsi ad artisti come Mario Mafai, Francesco Trombadori, Corrado Cagli, Pericle Fazzini, Mirko e Afro. Dal 1929 collabora con giornali e riviste e già dalla scelta dei suoi primi soggetti critici si delineano le sue scelte in favore di una pittura impegnata. Il suo primo articolo su Picasso, scritto nel 1933, causa l'intervento della censura fascista e la sospensione della collaborazione con il giornale l'Ora di Palermo.

Nel 1934 espone per la seconda volta a Milano, alla galleria del Milione con il "Gruppo dei 4" che aveva fondato a Palermo con Giovanni Barbera, Nino Franchina e Lia Pasqualino Noto in aperta polemica con il primitivismo di "Novecento", allora dominante. La mostra viene recensita da Carrà, in quel momento il pittore più autorevole che ci fosse in Italia.

A causa del servizio militare trascorre il 1935 a Milano, dove ha occasione di stringere grandi amicizie con artisti come Birolli, Sassu, Manzù, Fontana con cui dividerà lo studio, ed intellettuali come il poeta Salvatore Quasimodo, Raffaele de Grada, Elio Vittorini, il filosofo Antonio Banfi, Raffaele Carrieri, Edoardo Persico. Malgrado queste amicizie, che saranno fondamentali per l'esperienza politica e culturale di Corrente, il periodo milanese è contrassegnato da una profonda depressione testimoniata dalle poesie scritte in quegli anni, causata probabilmente anche dalle durissime condizioni economiche che lo opprimono nel capoluogo lombardo.

Nel 1937 si trasferisce definitivamente a Roma, i suoi studi, a cominciare da quello in piazza Melozzo da Forlì, saranno spesso al centro di sue composizioni pittoriche e diverranno uno dei centri intellettuali più vivaci ed interessanti della vita culturale della capitale. In questi anni nasceranno le amicizie con Alberto Moravia, Antonello Trombadori e Mario Alicata che avranno un ruolo determinante nella sua adesione al partito comunista, nel quale si iscriverà nel 1940. Gli anni tra il ’37 e il ’39 sono quelli delle straordinarie nature morte, della Fucilazione in campagna (dedicata a Federico Garcia Lorca), della Fuga dall'Etna, che riceverà il premio Bergamo, in quel momento il più importante premio di pittura in Italia. Nella stesso anno conosce Mimise Dotti che sarà sua compagna per tutta la vita.  

Collabora come critico a Le Arti, Primato e Il Selvaggio, diretto da Mino Maccari che dedica un intero numero ai suoi disegni (1939), proseguendo con impegno e vigore l'attività di critico che durerà tutta la vita.

Continua la straordinaria produzione artistica dipingendo nudi, paesaggi, nature morte e realizza la Crocefissione (1940-41), la sua opera più famosa ed uno dei quadri più significativi del Novecento. 

Lui stesso chiarisce il significato dell'opera: "questo è un tempo di guerra. Voglio dipingere questo supplizio del Cristo come scena d'oggi. ... come simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee". Il quadro, presentato al premio Bergamo nell'autunno del 1942, dove riceverà il secondo premio, suscita un grande scandalo e il Vaticano proibisce ai religiosi di guardare l'opera. Nel 1940 al Teatro delle Arti di Roma, diretto da Anton Giulio Bragaglia, Renato Guttuso fa il suo esordio nella scenografia musicale, firmando scene e costumi per l'Histoire du Soldat.

Nel 1943 lascia Roma per motivi politici e partecipa attivamente alla resistenza antifascista. Della lotta partigiana ha lasciato una struggente testimonianza artistica nella serie di disegni realizzati con inchiostri delle tipografie clandestine intitolati Gott mitt Uns.

A Parigi con Pablo Picasso stringe una amicizia che durerà tutta la vita. 

In Italia assieme ad alcuni artisti ed amici tra i quali Birolli, Vedova, Marchiori, il gallerista Cairola fonda il movimento Fronte Nuovo delle Arti, un raggruppamento di artisti molto impegnato politicamente con l'obbiettivo di recuperare le esperienze artistiche europee che a causa del fascismo erano poco conosciute in Italia.

Nella sua pittura sono presenti temi sociali e di vita quotidiana: picconieri della pietra dell'Aspra, zolfatari, cucitrici, manifestazioni di contadini per l'occupazione delle terre incolte. 

Nel '47 a Venezia con le scene e i costumi per Lady Macbeth di Sostakovic, in prima assoluta per l'Italia, prosegue la collaborazione con l'opera e con il coreografo Aurele Millos.

Nel 1950 ottiene a Varsavia il premio del Consiglio Mondiale per la Pace, nello stesso anno tiene la sua prima personale a Londra.

A Roma al Teatro dei Satiri curerà le scenografie e i costumi per "Madre Coraggio e i suoi figli" di Bertolt Brecht, in prima assoluta per l'Italia.

È sempre presente alle Biennali di Venezia con grandi quadri, nel '52 con la Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio, nel '54 con Boogie Woogie, nel '56 con la Spiaggia suscitando discussioni e dibattiti. 

Sposa Mimise; Pablo Neruda, che gli ha dedicato una sentita poesia, sarà testimone delle loro nozze.

Collabora alle più importanti riviste italiane e internazionali con scritti di teoria e critica d'arte, prendendo posizione nel dibattito sul realismo. Dipinge La Discussione che verrà acquistato dalla Tate Gallery di Londra. Lavora all'illustrazione della Divina Commedia che sarà pubblicata nel '61 da Mondadori. Elio Vittorini scrive un'importante monografia sul pittore mentre l'amico Pasolini scriverà un'introduzione per un suo libro di disegni.

A New York, la Aca-Heller Gallery gli dedica un'importante mostra.

Il Museo Puskin di Mosca gli dedica un'importante retrospettiva nel '61.

In occasione dei 50 anni dell’artista viene organizzata a Bagheria una mostra antologica dal titolo “La Sicilia nella pittura di Guttuso”.

Il Museo Stedelick di Amsterdam gli dedica un'antologica di grande successo che sarà poi ospitata anche al Palais de Beaux Arts di Charleroi mentre nel '63 si apre a Parma una sua ampia mostra antologica, presentata da Roberto Longhi. Sempre a Parma, nello stesso anno, curerà scene e costumi per il Macbeth di Verdi.

Nel '65 elabora il tema del lettore di giornale e quello dell'Edicola che lo porterà a realizzare la sua unica grande scultura.

Nel '66 realizza il grande ciclo dell'Autobiografia, una serie di dipinti che costituiranno il nucleo di importanti antologiche ospitate in vari musei europei. Tra i quadri più belli e significativi Gioacchino Guttuso Agrimensore (1966), omaggio al padre ritratto nell'erba dietro il teodolite. Collabora alla realizzazione delle scene teatrali per il Contratto di Eduardo de Filippo, suo grande amico. 

Nel '71 riceve dall'Università di Palermo, la laurea Honoris Causa e gli sono dedicate due importanti antologiche: una a Palermo al Palazzo dei Normanni con testi di Leonardo Sciascia, Franco Grasso e una al Musee d'Art Moderne de la Ville di Parigi.

 

 

Nel 1972 riceve il premio Lenin e gli viene dedicata una grande mostra all'Accademia delle arti di Mosca. Dello stesso anno la grande tela I funerali di Togliatti. 

Una grande mostra retrospettiva percorre l'Europa orientale toccando Praga, Bucarest, Bratislava, Budapest.

Dipinge il grande quadro la Vucciria (1974) che affida all'università di Palermo e nel '76 dipinge il Caffè Greco (ora Collezione Ludwig di Colonia).    


Illustra i Malavoglia di Verga nel 1978 e l'Eneide di Virgilio nel 1980. Viene eletto Senatore, nelle liste del PCI, nel collegio di Sciacca.

Nel 1973 Guttuso sceglie un importante nucleo di opere sue, tra cui Donne, stanze, paesaggi, oggetti, e di altri artisti, che costituiranno la base per istituire a Bagheria la Galleria civica. 

Giuliano Briganti scrive la presentazione per la sua mostra a Roma sul ciclo delle Allegorie, della Malinconia e della Visita della sera.    

Il centro di cultura di Palazzo Grassi di Venezia gli dedica una importante mostra antologica nell'82, a cura di Maurizio Calvesi, Cesare Brandi e Vittorio Rubiu.

Nel 1983 affresca una cappella del Sacromonte di Varese con la Fuga in Egitto.

Vengono pubblicati, a cura di Enrico Crispolti, i primi tre volumi del catalogo generale dei suoi dipinti.

Nel 1985 intraprende un'opera monumentale, affrescando l'intera volta (più di 120 mq. di pittura) del soffitto del teatro lirico Vittorio Emanuele di Messina, rappresentando la leggenda del Cola Pesce. 

Nel 1986 dipinge un ciclo di opere dedicato al tema del gineceo che culmina nel quadro "Nella stanza le donne vanno e vengono...", ultimo grande sforzo del pittore che resterà incompiuto. 




Il 18 gennaio del 1987 muore lasciando alcune opere, tra le più importanti, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Altre opere e una ricca raccolta documentale le ha già affidate al museo che la sua città natale, Bagheria, gli ha intitolato. Il Museo Guttuso, che ha sede nella settecentesca Villa Cattolica, raccoglie così la più ampia collezione di opere, quadri, disegni e grafica dell'artista, e nel giardino della Villa conserva la grande Arca funebre dedicatagli dal suo amico Giacomo Manzù, dove egli riposa. Subito dopo la morte viene organizzata dal Museo Guttuso di Bagheria, a cura di Maurizio Calvesi, con il contributo dei più importanti critici italiani, la mostra "Dagli esordi al Gott mitt Uns".

Dopo la sua morte, il figlio adottivo Fabio Carapezza Guttuso fonda gli Archivi Guttuso, cui destina lo studio di Piazza del Grillo, e integra la collezione del museo di Bagheria. Gli Archivi organizzano numerose mostre, tra queste due antologiche del pittore, una in Germania nel '91 e l'altra nel '96 a Londra e Ferrara; il completamento, in collaborazione con Enrico Crispolti, del Catalogo Ragionato Generale dei Dipinti di Renato Guttuso; e nel decennale della morte, una grande mostra, incentrata sulla collaborazione tra Guttuso e il teatro musicale, al teatro Massimo di Palermo. Infine curano, per la Rizzoli nel 1999, una completa, monografia dedicata all'Artista.

 

Ferdinando Scianna 

Nasce a Bagheria il 4 luglio 1943. Compie all’Università di Palermo studi, interrotti, di Lettere e Filosofia. Nel 1963 Leonardo Sciascia visita quasi per caso la sua prima mostra fotografica, che ha per tema le feste popolari, presso il circolo culturale di Bagheria. Quando s'incontrano di persona, nasce immediatamente un'amicizia che sarà fondamentale per la carriera di Scianna.

Sciascia partecipa infatti con prefazione e testi alla stesura del suo primo libro, Feste religiose in Sicilia, che gli fa vincere il premio Nadar nel 1966. 


Leonardo Sciascia dice di lui: «È il suo fotografare, quasi una rapida, fulminea organizzazione della realtà, una catalizzazione della realtà oggettiva in realtà fotografica: quasi che tutto quello su cui il suo occhio si posa e il suo obiettivo si leva obbedisce proprio in quel momento, né prima né dopo, per istantaneo magnetismo, al suo sentimento, alla sua volontà e - in definitiva - al suo stile.»

Si trasferisce a Milano nel 1967 ed entro un anno inizia a collaborare come fotoreporter e inviato speciale con l'Europeo, diventandone in seguito il corrispondente da Parigi.

Nel 1977 pubblica in Francia Les Siciliens (Denoel), con testi di Domenique Fernandez e Leonardo Sciascia, e in Italia La villa dei mostri (introduzione di Leonardo Sciascia). 

A Parigi scrive per Le Monde Diplomatique e La Quinzaine littéraire e soprattutto conosce Henri Cartier-Bresson, le cui opere lo avevano influenzato fin dalla gioventù. Il grande fotografo lo introdurrà nel 1982 come primo italiano nella prestigiosa agenzia Magnum, di cui diventerà socio a tutti gli effetti nel 1989. Nel 1984 collabora con Bresson e André Pieyre de Mandiargues per Henri Cartier-Bresson: portraits (Collins).

Nel frattempo stringe amicizia e collabora con vari scrittori di successo, tra i quali Manuel Vázquez Montalbán (che qualche anno più tardi scrive l'introduzione di Le forme del caos, 1989). Negli anni ottanta lavora anche nell'alta moda e in pubblicità, affermandosi come uno dei fotografi più richiesti. Fornisce un contributo essenziale al successo delle campagne di Dolce e Gabbana della seconda metà degli anni Ottanta. 

Nel 1995 ritorna ad affrontare i temi religiosi, pubblicando Viaggio a Lourdes, e nel 1999 vengono pubblicati i ritratti del famoso scrittore argentino Jorge Luis Borges.

Il 2003 vede l'uscita del libro Quelli di Bagheria (facente parte di un progetto più ampio che include un documentario e varie mostre), ricostruzione dell'ambientazione e delle atmosfere della sua giovinezza attraverso una ricerca nella memoria individuale e collettiva. 

Nel dicembre 2006 viene presentato il calendario 2007 del Parco dei Nebrodi, con dodici scatti dell'attrice messinese Maria Grazia Cucinotta.

Con il concittadino Giuseppe Tornatore, in occasione del suo nuovo film Baarìa, pubblica nel 2009 il libro fotografico Baaria Bagheria.



Elenco di opere:

  • Leonardo Sciascia, Feste religiose in Sicilia, Leonardo da Vinci editrice, Bari, 1965
  • Con Annabella Rossi, Il glorioso Alberto, Milano, Editphoto, 1971
  • Gianni Pirrone, Palermo liberty, Sciascia, Caltanissetta, 1971
  • I siciliani, testi di Dominique Fernandez e Leonardo Sciascia, Einaudi, Torino, 1977
  • La villa dei mostri, introduzione di Leonardo Sciascia, Einaudi, Torino, 1977
  • Ferdinando Scianna, Gruppo editoriale Fabbri, (Grandi fotografi n. 41), Milano, 1983
  • Il grande libro della Sicilia, Mandadori, Milano, 1984
  • Livorno, testo di Aldo Santini, Belforte, Livorno, 1986
  • L'istante e la forma, Ediprint, Siracusa, 1987
  • Nino Garajo pittore di Bagheria, Iger, Roma, 1988
  • Kami, L'immagine, Milano-Palermo, 1988
  • Maglia, testo di Guido Vergani, Sciardelli, Milano 1989
  • Leonardo Sciascia, Ore di Spagna, Pungitopo, Marina di Patti, 1988; Bompiani, Milano, 2000 
  • Città del mondo, Bompiani, Milano, 1988
  • Leonardo Sciascia, testo di Claude Ambroise, Sciardelli, Milano, 1989
  • Le forme del caos, con un saggio di Manuel Vázquez Montalbán e una nota di Leonardo Sciascia, Art&, Udine, 1989
  •  Gli approdi: il mito, a cura di Antonio Maglio, Edisalento, Lecce, 1992
  • Marpessa, Leonardo, Milano 1993
  • Altrove: reportage di moda, Federico Motta, Milano, 1995
  • Viaggio a Lourdes, Mondadori, Milano, 1996
  • Dormire, forse sognare, Arti grafiche Friulane, Tavagnacco; Phaidon, London, 1997 
  • Henri Cartier-Bresson fotografato da Martine Franck, Sciardelli, Milano, 1998
  • Jorge Luis Borges, Sciardelli, Milano 1999
  • Ignazio Buttitta, testo di Roberto Leydi, Sciardelli, Milano, 1999
  • Obiettivo ambiguo, Rizzoli, Milano, 2000
  • Bravo Scianna, Domtar, Canada, 2000
  • Ferdinando Scianna: altre forme del caos, Contrasto, Roma, 2000
  • Dacia Maraini, Sicilia ricordata, Rizzoli, 2001
  • Mondo bambino, L'arte a stampa, Milano, 2002
  • Quelli di Bagheria, Fondazione Galleria Gottardo, Lugano, 2002
  • Bibliografia dell'istante, L'ancora del Mediterraneo, Napoli, 2003
  • Siciliana, L'ippocampo, 2003
  • Ferdinando Scianna: Sicilia dentro, Pagano, Bagheria, 2003
  • Ferdinando Scianna, testi di Alessandra Mauro, Hachette fascicoli (I grandi fotografi n. 4), Milano, 2005
  • La luce fiorisce e si rappiglia, Colophon, Belluno, 2006
  • Ferdinando Scianna: fotografie 1963-2006, a cura di Vittorio Fagone, Fondazione Ragghianti, Lucca, 2006
  • Elisa Fulco (a cura di), Palermo andata e ritorno: Gabriele Basilico in conversazione con Ferdinando Scianna, Edizioni di passaggio, Palermo, 2007
  • Andrea Camilleri, Gli arancini di Montalbano, Mondadori, Milano, 2006
  • Lo dolce piano, Federico Motta, Milano, 2008
  • Ferdinando Scianna: la geometria e la passione, introduzione di Maurice Nadeau, Contrasto Due, 2008
  • Baaria Bagheria: dialogo sulla memoria, il cinema, la fotografia con Giuseppe Tornatore, Contrasto, Roma, 2009
  • Etica e fotogiornalismo, Electa, Milano, 2010
  • Autoritratto di un fotografo, Bruno Mondadori, Milano, 2011
  • Piccoli mondi, Contrasto, Roma, 2012
  • Ti mangio con gli occhi, Contrasto DUE, Roma, 2013.

 

Giuseppe Tornatore 

Nasce a Bagheria, il 27 maggio del 1956, figlio di Peppino Tornatore, un sindacalista della CGIL, fin da giovane manifesta una forte attrazione per la recitazione e la regia. Si è diplomato al liceo classico Francesco Scaduto di Bagheria, dove a soli sedici anni riesce a mettere in scena opere di maestri come Luigi Pirandello e Eduardo De Filippo. Prima di dedicarsi completamente al cinema frequenta qualche lezione alla facoltà di lettere a Palermo. Si accosta in seguito al mondo della settima arte attraverso alcune esperienze documentaristiche e televisive.

Il suo esordio avviene sulla RAI nel 1981, con il documentario Ritratto di un rapinatore. Realizza poi, sempre per la redazione siciliana di Rai Tre, Incontro con Francesco Rosi (1981), Le minoranze etniche in Sicilia (1982, vincitore di un premio al Festival di Salerno), Diario di Guttuso (1982), e Scrittori siciliani e cinema: Verga, Pirandello, Brancati e Sciascia (1983).

Nel 1984 collabora con Giuseppe Ferrara per Cento giorni a Palermo, quale cosceneggiatore e regista della seconda unità.

Due anni dopo debutta come regista sul grande schermo con Il camorrista, tratto dall'omonimo romanzo di Giuseppe Marrazzo ed incentrato sulla storia del noto boss della camorra Raffaele Cutolo (nel film chiamato 'O Professore 'e Vesuviano). Il film riceve una buona accoglienza sia da parte del pubblico che dalla critica, e Tornatore vince il Nastro d'Argento come miglior regista esordiente.

L'incontro con il noto produttore Franco Cristaldi porta alla genesi di quello che è considerato il capolavoro di Tornatore, Nuovo cinema Paradiso, pellicola che riscuote un successo clamoroso in tutto il mondo, donando notorietà internazionale al regista. Dopo alcuni imprevisti, tra i quali vari tagli e la proiezione bloccata dopo il primo fine settimana, in tutte le sale italiane il film si aggiudica il gran premio della giuria al Festival di Cannes e il premio Oscar come "miglior film straniero". 

Nel 1990 gira Stanno tutti bene, che racconta del viaggio di un padre siciliano alla ricerca dei figli sparsi in tutta Italia, interpretato da Marcello Mastroianni (una delle sue ultime interpretazioni). Nel 1991 collabora al film collettivo La domenica specialmente, con l'episodio Il cane blu. 

Nel 1994 gira Una pura formalità, presentato in concorso a Cannes, che rappresenta un punto di svolta nello stile del regista, che cambia radicalmente. Nel film compaiono due star internazionali come il regista Roman Polanski (nel ruolo di attore) e Gérard Depardieu. 

Nel 1995 torna a girare un documentario, Lo schermo a tre punte, nel quale racconta la "sua" Sicilia.

Sempre nel 1995 dirige L'uomo delle stelle, con Sergio Castellitto nel singolare ruolo di "ladro di sogni". Il film vince il David di Donatello e il Nastro d'Argento per la "miglior regia" e il Gran Premio della Giuria al Festival di Venezia. 

Dal monologo teatrale di Alessandro Baricco Novecento, trova ispirazione per la trasposizione cinematografica La leggenda del pianista sull'oceano, con protagonista l'attore inglese Tim Roth, accompagnato dalla colonna sonora di Ennio Morricone. Anche questa pellicola si aggiudica diversi premi: il David di Donatello, L'Efebo d'Oro (1999) ed il Ciak d'Oro per la regia e due Nastri d'Argento, per la regia ed uno per la sceneggiatura. 

Del 2000 è Malèna, con Monica Bellucci, coproduzione italo-americana, che si avvale, ancora una volta, delle musiche di Morricone. 


Dopo una pausa durata un quinquennio, gira nel 2006 La sconosciuta, che l'anno successivo si aggiudica tre David di Donatello. Il film è stato scelto per rappresentare l'Italia al Premio Oscar 2008, nella selezione per le candidature quale miglior film straniero. 

Nel 2007 ha diretto lo spot di Banca Monte dei Paschi di Siena, ideato dall'agenzia Catoni Associati.

Ha firmato nel 2009 la regia del film Baarìa (nome siciliano di Bagheria), la cui trama racconta una parte di vita vissuta nella sua città d'origine. La pellicola, uscita il 25 settembre, ha aperto la 66ª edizione della Mostra d'arte cinematografica di Venezia nella competizione ufficiale. Il film venne pre-selezionato come film per rappresentare l'Italia agli Oscar 2010, ma non superò le selezioni successive e non arrivò al quintetto finale. Pubblica anche il libro Baarìa, il film della mia vita, per Rizzoli. 

Tornatore ha ricevuto la laurea honoris causa in televisione, cinema e nuovi media dall'università IULM di Milano il 1º dicembre 2010. Ha ricevuto nel 2011 il Premio Federico Fellini 8 1/2 per l'eccellenza artistica al Bif&st di Bari. Lo stesso anno pubblica per Bompiani il libro La menzogna del cinema, con la trascrizione dell'intervento all'università in occasione della laurea honoris causa. Sempre nel 2011 ha realizzato il cortometraggio celebrativo per la catena di grande distribuzione alimentare Esselunga.

Nel 2013 esce il film successivo La migliore offerta, con Jim Sturgess, Donald Sutherland e Geoffrey Rush che riscuote grande successo di pubblico e critica. 

Il 10 luglio 2013 riceve dall’Università di Palermo la laurea honoris causa in Scienze filosofiche.

Nel 2014 pubblica per Mondadori Electa Il collezionista di baci, in cui sono raccolti i baci più famosi della storia del cinema. Manifesti, locandine e foto buste, dagli anni Venti ad oggi, della collezione di Filippo Lo Medico, collezionista e storico esercente di Bagheria.

 





Ignazio Buttitta 

Ignazio Buttitta nasce a Bagheria il 19 settembre 1899 da una famiglia di commercianti. Sin da ragazzo, conseguita la licenza elementare, lavora nella salumeria del padre. Nel 1917 è chiamato alle armi e con i ragazzi del 99 partecipa alla difesa del Piave.

Ritornato in Sicilia, frequenta Giuseppe Pipitone Federico, Luigi Natoli, Giuseppe Nicolosi Scandurra e numerosi altri poeti e intellettuali del tempo. Nel 1922 è tra i fondatori del circolo di cultura «Giuseppe Turati», che pubblica il foglio settimanale «La povera gente». Il Primo maggio del 1922, il Circolo promuove una grande manifestazione per ottenere la giornata lavorativa di otto ore. Il 15 ottobre dello stesso anno, vigilia della Marcia su Roma, Buttitta è a capo di una sommossa popolare contro l'irrigidimento del dazio comunale, che gli costa l'arresto insieme ad altri collaboratori del settimanale. Nel 1924, in occasione delle elezioni politiche, presenta la lista del Partito Socialista, ma aderisce immediatamente dopo al Partito Comunista, in cui milita fino alla fine. Nel 1923 esce la sua prima raccolta di versi dialettali: Sintimintali, e nel 1928 il poemetto Marabedda. Amico di Vincenzo De Simone, frequenta Alessio Di Giovanni, Filippo Fichera, Antonio Negri, Giuseppe Pedalino. Dal 1927 è condirettore, insieme a Giuseppe Ganci Battaglia e Vincenzo Guarnaccia, del mensile palermitano di letteratura dialettale La trazzera, che viene soppresso nel 1929 dal Regime. Allargato il commercio paterno, conosce in treno la sua futura sposa, una maestra elementare, da cui ha quattro figli. Fra cui Antonino, noto antropologo, e Pietro, famoso giornalista e scrittore, morto nel 1994. In questi anni, le sue poesie compaiono nel quindicinale isolano Il Vespro Anarchico, che sotto la guida di Paolo Schicchi conduce una veemente campagna antifascista; poi, in fogli clandestini.

Nel 1943 decide di trasferirsi a Codogno, in Lombardia. L’invasione della Sicilia da parte degli Alleati gli impedisce di ritornare all’Isola per salvare quel che resta della sua attività commerciale. Costretto a rimanere in Lombardia, si impegna attivamente nella lotta partigiana e viene due volte arrestato. Dopo la Liberazione, può finalmente tornare in Sicilia. Qui trova i suoi magazzini e la sua casa saccheggiati. Decide quindi di tornare in Lombardia, dove lo attendono la moglie ed i figli. Esercita l’attività di rappresentante. In Lombardia, ha la possibilità di frequentare assiduamente Quasimodo e Vittorini. Di Quasimodo è la traduzione della raccolta Lu pani si chiama pani, edita nel 1954. Solo a metà degli anni Cinquanta, rientra definitivamente in Sicilia, stabilendosi nel suo paese natale. Affidata l’attività commerciale a terzi, può finalmente dedicarsi intensamente alla produzione poetica e portare la sua poesia fra la gente. La poesia di Buttitta è fatta per essere recitata e cantata. Sono state numerosissime le sue recite in Sicilia e nel mondo. Nel 1956, in occasione del III Congresso Nazionale di Cultura Popolare, viene pubblicato il Lamentu pi la morti di Turiddu Carnivali, noto anche per l’interpretazione che ne ha dato il cantastorie Ciccio Busacca, e nel 1963 la raccolta Lu trenu di lu suli, contenente anche il poemetto La vera storia di Salvatore Giuliano. Nel 1963 comincia la sua collaborazione con la casa editrice Feltrinelli. Per i tipi dell’editrice milanese saranno date alle stampe le raccolte La peddi nova (1963), La paglia bruciata (1968), Io faccio il poeta (1972), Il poeta in piazza (1974), Pietre nere (1983). Nel 1982 compare il volume Prime e nuovissime che raccoglie molti dei suoi primi componimenti. Buttitta si è dedicato anche al teatro. Ha realizzato insieme a Giorgio Strelher lo spettacolo Pupi e cantastorie di Sicilia, rappresentato a Milano nel 1956. Ha scritto Portella della Ginestra e Il Patriarca (1958). Successivamente ha rielaborato la Vastasata in tre atti di autore ignoto Lu curtigghiu di li Raunisi (1975), e composto nel 1986 Colapesce. Nel 1972 gli è stato assegnato il Premio Viareggio. Nel 1980 gli è stata conferita, presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Palermo, la Laurea honoris causa in materie letterarie. Le poesie di Buttitta sono state tradotte in Francia, Spagna, Grecia, Romania, Cina, Russia. È morto a Bagheria il 5 aprile 1997.

Tra i poeti contemporanei che hanno scelto di esprimersi in siciliano, Buttitta è il più conosciuto, sia in Sicilia che nel resto d'Italia. La sua Opera traduce in versi un intero secolo di storia sociale, politica, intellettuale della Sicilia, esplicitamente impegnandosi e radicandosi nelle cause e nelle conseguenze del disagio economico delle classi subalterne. Buttitta ha vissuto in prima linea: le lotte contadine, le due guerre, l'antifascismo, la lotta contro la mafia e la classe politica post-bellica. Egli concepisce con chiarezza – e viveva con determinazione – la letteratura come visione che si fa ragione, coscienza dell'ascoltatore, del lettore; quindi, progetto da agire nella realtà.


Francesco Scaduto 

 

Giurista, (Bagheria, 28 luglio 1858 – Favara, 29 giugno 1942) è stato professore di diritto ecclesiastico nelle Università di Palermo, Napoli (di cui fu anche Rettore), Roma e senatore del Regno d'Italia nella XXVI legislatura (1923). Sposatosi con la baronessa Angela Mendola di Fontana degli Angeli, fu padre del futuro Ambasciatore d'Italia Gioacchino Scaduto Mendola.

È considerato il fondatore della nuova disciplina del diritto ecclesiastico dello stato. Sua opera maggiore è il Diritto ecclesiastico vigente in Italia (2 voll., 1889-91; 4aed. 1923-25).

Tra le altre numerosissime opere: Guarentigie pontificie e relazioni fra Stato e Chiesa (1884); Fabbricerie siciliane (1911); Trattato di diritto ecclesiastico (1925); notevoli, inoltre, le opere giovanili di carattere storico: Stato e Chiesa negli scritti politici dalla fine delle lotte per le investiture sino alla morte di Ludovico il Bavaro (1882); Stato e Chiesa sotto Leopoldo I granduca di Toscana (1885); Stato e Chiesa nelle Due Sicilie dai Normanni ai giorni nostri (1887).

E’ stato insignito del titolo di Grand'Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e di Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia.

 

Giuseppe Cirincione 

Oculista, nato a Bagheria il 23 marzo 1863, laureato a Napoli nel 1889, docente d'oculistica nel 1894, salì alla cattedra di oftalmologia nel 1902. Fu alla direzione delle cliniche oculistiche di Siena, di Genova, di Palermo e nel 1908 di Roma. Fu eletto deputato nel 1919 e nel 1921, senatore nel 1924. Morì a Roma il 19 marzo 1929. Riattivò la pubblicazione degli Annali d'oftalmologia, e fece creare in ente morale la Società italiana di oftalmologia.

Le sue principali pubblicazioni sono: Sulla struttura delle vie lagrimali (1890);  Sui primi stadi dell'occhio umano (1891); Sulla genesi del vitreo (1892); Sullo sviluppo della capsula perilenticolare (1898); Sulla retinite proliferante (1905). 


Domenico Lo Monaco 

Nato a Bagheria il 31 luglio 1863, subito dopo aver conseguito la laurea in medicina e chirurgia presso l'Università di Palermo, ove fu allievo di illustri maestri, tra i quali V. Cervello, E. Paternò, E. Albanese, partecipò volontariamente alla campagna anticolerica operando attivamente, sotto la direzione di Cervello, ad Adernò e a Messina, tanto da meritare la medaglia di bronzo per i benemeriti della salute pubblica. Anche in seguito ebbe di impegnarsi in missioni igienico-profilattiche, come le misure preventive contro la peste bubbonica sui piroscafi della Valigia delle Indie nel 1896 e la campagna antimalarica nella provincia di Grosseto nel 1900/01.

Nel 1890, si trasferì nell'Istituto fiorentino di fisiologia diretto da Luigi Luciani: poté così formarsi alla scuola del grande studioso della neurofisiologia, che nel 1893 seguì, sempre come aiuto, nella nuova sede dell'Università di Roma. Conseguita la libera docenza in farmacologia nel 1897 e in fisiologia nel 1900, partecipò con esito favorevole ai concorsi per le cattedre di farmacologia delle Università di Padova e di Cagliari e di fisiologia di quella di Genova; quindi, nel 1903, assunse la direzione della cattedra di farmacologia dell'Università di Roma.  Lo Monaco fu essenzialmente un fisiologo e nei vari settori della fisiologia recò i suoi più significativi contributi scientifici con numerose ricerche sperimentali.

Suoi privilegiati campi di indagine furono le funzioni di alcune parti del sistema nervoso centrale e di alcune ghiandole a secrezione interna, i rapporti tra zuccheri e secrezioni bronchiali, l'avvelenamento da fosforo, le modalità dell'assorbimento dei gas tossici da parte di vari corpi solidi. Soprattutto importanti e molto apprezzate nella comunità scientifica furono le sue ricerche di neurofisiologia, che lo hanno fatto annoverare tra i fondatori di questa scienza. Importanti e pionieristiche furono le indagini condotte dal Lo Monaco sulla fisiologia delle ghiandole endocrine, in modo particolare del timo, la cui estirpazione nelle prime fasi dello sviluppo dimostrò essere causa di varie alterazioni, tra cui ipoevolutismo, anomalie scheletriche, diminuzione dei globuli rossi e dell'emoglobina.

Membro di numerose accademie e società scientifiche, Lo Monaco ricevette il premio Baccelli al merito clinico e il premio dell'Istituto lombardo. Dal 1903 fu direttore della rivista Archivio di farmacologia sperimentale e scienze affini. Nel 1929 fu vicepresidente della delegazione italiana al congresso internazionale di fisiologia di Boston.

Lo Monaco morì a Roma il 19 aprile 1930.


Giuseppe Bagnera  

Nacque a Bagheria il 14 novembre 1865, e si laureò: in ingegneria nel 1890 e in matematica nel 1895. Ebbe come maestri  Giovanni Battista Guccia, Francesco Gerbaldi ed  Ernesto Cesàro. Nel 1899 conseguì la libera docenza in Algebra e nel 1901 fu nominato professore di calcolo infinitesimale all'Università di Messina, dove rimase fino al terremoto del 1908. Insegnò poi Analisi all'Università di Palermo fino al 1922 e successivamente si trasferì all'Università di Roma, dove insegnò fino alla morte 12 maggio 1927.

Nel 1909 Giuseppe Bagnera e Michele de Franchis ricevettero il premio Bordin dell'Accademia di Parigi per il loro lavoro sulle superfici iperellittiche.  Fu socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei e fu professore onorario della Università di Washington. Fu autore di una produzione scientifica di qualità eccellente, anche se quantitativamente scarsa. Amava il rigore sostanziale e la forma perfetta, senza pedanteria. Si occupò soprattutto di teoria dei gruppi finiti, di superfici algebriche e di funzioni abeliane. Tra i suoi allievi vi sono Michele Cipolla e Pia Nalli.

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