Sabato 19 Apr 2014
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Bagheria

Cenni su Bagheria
 
Bagheria (abitanti 55.000 circa) sorge a circa 15 Km da Palermo a 80 metri sul livello del mare in bella posizione  nella vallata prospiciente due ampi e magnifici golfi quello di Palermo e quello di Solunto.  Nobili sono le origini dell'abitato, che si sviluppò a partire dal 1658, allorché il principe Giuseppe Branciforte si fece qui costruire la Villa Butera, con il deliberato proposito di allontanarsi definitivamente dalla capitale.
Il ritiro in campagna di tale personaggio determinò lo spostamento di una piccola corte che trae sostentamento dalle immense ricchezze del Branciforti che determinò attorno alla Villa il primo nucleo urbano collegato con Palermo mediante la vecchia consolare che corrisponde all’attuale via Oleandri.  
Nei decenni successivi vennero erette altre pregevoli ville di campagna per illustri possidenti, quali la Villa Palagonia del 1715 e la Villa Valguarnera del 1721, entrambe su progetto di Tommaso Maria Napoli, Villa Rammacca, Villa Villarosa, Villa S. Cataldo.
La pietra tufacea impiegata per l’edificazione delle ville proveniva dalla cave a cielo aperto della borgata marinara di Aspra (dall’etimo arabo asfra = pietra gialla).
Circondate originariamente da vasti terreni agricoli e ameni parchi, oggi le ville sono costrette entro i propri confini dalla crescita convulsa dell'abitato. Alcune di esse sono alquanto rovinate, mentre altre, che meglio hanno resistito all'usura del tempo, di nuovo abitate (Villa Tabia, Villa Galletti-Inguaggiato, Villa S. Isidoro, Villa Spedalotto), non sono aperte ai visitatori.  Tuttavia sono di estremo interesse (esse costituiscono, forse, il contributo più originale che la Sicilia abbia dato all'arte del Settecento).  
Nativo di Bagheria è il pittore Renato Guttuso che, con un'importante donazione di opere, consentì la costituzione della Galleria comunale d'Arte moderna e contemporanea, ubicata in Villa Cattolica, luogo dove l'artista è sepolto. Altri cittadini illustri sono il poeta Ignazio Buttitta, il matematico Giuseppe Bagnera, l'oculista Giuseppe Cirincione, il giurista Francesco Scaduto, a cui è intitolata la Bibilioteca Comunale di Villa Aragona-Cutò, il fotografo Ferdinando Scianna, il registra Giuseppe Tornatore. 

 
Palazzo Butera                                                                                                                        

Situato in fondo al C.so Butera, fu edificato nel 1658 (la data è incisa sull’arco prospiciente la via Oleandri) da Don Giuseppe Branciforte, conte di Raccuja (e poi principe di Pietraperzia e Leonforte, cavaliere del Toson d'oro), che, amareggiato dalla vita politica della corte vicereale, scelse come dimora le sue terre di Bagheria.
La torretta merlata e la facciata orientale ci sono ancora. Il palazzo invece fu ampliato e trasformato nel 1769 da Salvatore Branciforte, principe di Butera (primo titolo del regno e, come tale comandante del braccio militare del Senato) che ordinò anche la redazione dei piano regolatore della nascente borgata.  A lui si deve il taglio del Corso Butera, per congiungere la villa con la Palermo-Messina. Lungo esso si viene a realizzare una primitiva edilizia bassa, a due piani, di impostazione gentilizia, e tuttora in parte riscontrabile.  
Questa nuova direttrice finisce con il ristrutturare tutto il centro cittadino indirizzando l’ulteriore sviluppo lungo il nuovo asse ortogonale al precedente, il Corso Umberto, cui fa da fondale la Chiesa Madre. Per fondale del Corso Butera viene invece edificata un'altra ala della Villa, ortogonale alla precedente il Corso Umberto, cui fa fondale la Chiesa Madre (1769-1771).                                                                           
 
Nel 1797 il principe Ercole Michele di Branciforte, a chiusura del grande parco, con tracciati di vialetti convergenti verso la fontana dell'Abbondanza dello scultore Marabitti (oggi a Villa Trabia) edificò la "Certosa", un padiglione neoclassico con portico di colonne. L'edificio fu progettato per raccogliere un bizzarro museo del costume con figure in cera di monaci certosini, eseguite dal Ferretti, alle quali dettero anche volto i piu noti personaggi dell'epoca. La singolarità dell'idea rese la "Certosa" molto conosciuta e meta turistica obbligata. Oggi è un monumento quasi scomparso. Nel parco è sorto un ordinato quartiere popolare.
La Villa, dal 2005 è di proprietà del Comune di Bagheria che ne ha avviato anche il restauro.

 
Villa Palagonia

La sua costruzione fu iniziata nel 1715 da Francesco Ferdinando Gravina e Bonanno, Principe di Palagonia. Egli fu uno dei primi nobili di Palermo a edificare una residenza a Bagheria che in quel tempo era un’immensa campagna.
Il progettista fu uno dei più famosi del tempo, il frate domenicano Tommaso Maria Napoli.
Nel 1777, Ferdinando Francesco junior, nipote del fondatore, teneva ancora in funzione il cantiere: decorava gli interni e faceva costruire i “mostri” che, man mano che erano scolpiti, venivano collocati ai bordi del lungo viale cintato e sulle esedre.
La villa può considerarsi finita solo nel 1792.
Villa Palagonia fu una tappa obbligatoria di tutti i viaggiatori del '700, ed anche dopo, tra cui il Goethe che la visitò nel 1787 e Houel che ci ha lasciato anche una incisione.
La curiosità maggiore era suscitata dai mostri e dalle decorazioni più che dall’edificio in sé.
I mostri erano molte centinaia, e non tutti il Palagonia riuscì a collocarli.
La loro distruzione o rimozione cominciò subito dopo la sua morte, da parte degli stessi eredi.
Nella Villa adesso si entra da Piazza Garibaldi. Passando per un vano carraio che attraversa interamente il blocco della costruzione si arriva alla facciata principale con doppio scalone in marmo di Billiemi (degne di uno sguardo le due teste spegnitorcie al lati del portone).
All'interno sono accessibili solo alcune sale prive di arredamento.  Al primo piano è un vestibolo ellittico affrescato con le “fatiche di Ercole”.
Sopra gli stipiti delle porte, due iscrizioni dettate dal Palagonia junior: “Cangiò l'antica interior struttura al gusto di moderna architettura.
L'altra, sulla porta che dà nel salone degli specchi, è una chiave di lettura, suggerita dallo stesso Palagonia, dei mostri e di tutte le “meraviglie” e le stranezze della Villa: “Spècchiati in quei cristalli e nell'istessa magnificenza singolar contempla di fralezza mortal l'imago espressa”.
Il salone adiacente ha il soffitto a padiglione rivestito da centinaia di pezzi di specchi applicati con angolazione sempre diversa in modo da moltiplicare all'infinito l'immagine di chi sta nella sala.
Alle pareti marmi, medaglioni del Gagini e busti di antenati, ed anche dei finti marmi (è vetro dipinto ad imitazione dei marmo).
Uscendo dal palazzo, va visita anche la cappella, e poi vanno guardati con calma i mostri di tufo sulle dipendenze della servitù (Palagonia aveva 300 servi).  
Dal 1885 la villa è di proprietà dell famiglia Castronovo che attraverso la sua Fondazione rende la villa in parte visitabile.

 
Villa Valguarnera

Segna, con Villa Rammacca, il passaggio da uno schema di stampo feudale, chiuso alla natura, ad uno nuovo quasi romantico.
Attorno alla costruzione, adesso, si tende ad impiantare un grande parco ed il viale è circondato da giardini all'italiana con statue e siepi.
“Essa supera in finezza e bellezza tutte le altre della Bagaria” a detta dei Brydon nel suo “Viaggio in Sicilia del 1770”.
Fondata nel 1713 da donna Maria Anna del Bosco Gravina, principessa di Valguarnera, su progetto del Napoli (morto nel 1725), fu costruita da Giovanni B. Cassone e Vincenzo Fiorelli.
La Villa ha una architettura magnifica. La facciata, curva, riceve in sé l'ampio doppio scalone accompagnandolo alla loggetta chiusa che immette nella abitazione.  Su di essa statue del Marabitti.  
La Villa, come fu raffigurata in una stampa della fine del Settecento, era costituita dal viale, dalla corte d'onore con le case della servitù, dai magazzini, dalle stalle, dal teatro di corte, dalla Cappella, dalla residenza vera e propria del proprietario, dalla pescheria, dai giardini all'italiana, dalla collina detta "Montagnola", dalla flora con viali interni, dal "caffè house"  e da campagne coltivate ad uliveto, vigneto e orti.
Elegante è la simmetria perfetta dei timpani, finestre, finte finestre, ed abbaini.
Sui corpi bassi, semicircolari e legati alla villa lateralmente, si aprono due ampie terrazze.
Il prospetto posteriore è dritto e su di esso si innesta una costruzione a terrazza.
Tanto magnifica è la posizione di Villa Valguarnera, quanto sontuosi sono i suoi ambienti interni. Ha un salone ellittico al centro decorato da Elia lnterguglielmi. Il Semerario, il Velasco, i fratelli Fumagalli, decorarono i saloni del piano terreno. Il Luzzardi affrescò le sale del piano superiore.  La Villa è ben tenuta dai proprietari, gli Alliata di Villafranca.  
 

Villa Trabia (Piazza Trabia)

Fu fondata nel 1759 dai Gravina Comitini ed acquistata dai Lanza di Trabia, (che tuttora la abitano) nel 1793.  
Ma la struttura neoclassica dell'edificio risale all'ultimo decennio del Settecento, evidente, in particolare, sul frontone, posto sopra l'esedra appena rientrante e nella meridiana sul prospetto posteriore.
La decorazione esterna, unica nel palermitano, è a motivi policromi, riquadri chiari e scuri, questi ultimi lavorati imitando la tecnica dell'ornato «rocaille».
Dall'impianto centrale di fabbrica, costituito da tre piani, fuoriescono due braccia laterali simmetriche, a formare l'assetto rettangolare del manufatto.
Attraverso l'ingresso principale, al piano terra, si giunge ad un grande ambiente con volta poggiante su pilastri che serve da disimpegno e permette l'accesso anche al giardino.
Gli affreschi dell'Interguglielmi, ai due piani della Villa furono eseguiti tra il 1796 e il 1797.
Nel parco a pineta nella corte, oltre i consueti vasi in pietra d'Aspra, vi sono alcuni piedistalli rococò sormontati da fiamme in marmo policromo e la fontana dell'Abbondanza opera del Marabitti (1770), proveniente dal parco di Palazzo Butera.
La Villa è l'ultima opera aristocratica di Bagheria e comporta, pur nella sua aulicità, gusti e maniere della vita residenziale europea.
La Villa è privata e non visitabile.
 

Villa Cattolica

Costruita nel 1736 da Francesco Giuseppe Bonanni e Filangeri, Principe di Roccafiorita e di Cattolica, le sue facciate sono movimentate soltanto da due esedre parallele di cui quella anteriore accoglie lo scalone.
I vasotti in cima alla fabbrica, quando erano completi, dovevano richiamare la merlatura feudale.
Il corpo centrale di fabbrica è racchiuso entro una corte cruciforme, composta da case basse e dalla Cappella di corte, dedicata a S. Rosalia, in memoria di Rosalia del Bosco, madre di Francesco Bonanno.
In origine gli ingressi alla Villa erano quattro, uno per ogni fronte.  L'ingresso attuale (il principale era posto di fronte lo scalone) portava ad una artistica rotonda situata come avamposto del Corso Butera accanto ad una delle storiche “guglie”, oggi scomparse, che hanno dato il nome all'attuale rione: “Punta Guglia”.
Adibita a caserma prima ed a lazzaretto poi, successivamente restaurata, oggi ospita il Museo Guttuso.

 
Villa Aragona Cutò

A Villa Aragaona Cutò (via Consolare), edificata nella prima metà del ‘700 da Baldasssare Naselli principe di Aragona) di fronte alla Stazione della FF.SS., si ritrova lo stesso schema architettonico, di palazzo chiuso da corpi bassi, di villa Palagonia.
Di visitabile e notevole c'è l'imponente scalone interno le cui rampe si rincorrono sino a congiungersi sulla loggia centrale.  In asse con il portone centrale del piano terra e lo scalone è posta la loggia belvedere, da dove si può ammirare il golfo di Palermo e il panorama sulla città di Bagheria.
Da notare l'impiego dei leoncello araldico, estratto dallo stemma Naselli, negli architravi di tutte le finestre.
Nulla possiamo più dire del parco, smembrato dalla costruzione della stazione ferroviaria realizzata alla fine dell’ottocento.
Nell'Ottocento, la villa apparteneva alla famiglia dei Filangeri, Principi di Cutò, di cui rimane il monogramma del ferro battuto all'ingresso. Nei primi anni del ‘900 appartenne, invece, alla famiglia Tasca di Cutò, di cui uno dei piùfamosi esponenti fu lo scrittore Giuseppe Tommasi Principe di Lampedusa che la cita nei “Racconti”.
Nel 1991 la Villa venne acquistata e restaurata dal Comune; oggi ospita la Biblioteca Comunale e il Museo del Giocattolo dove sono esposti c.ca 700 giocattoli, che coprono l'arco temporale che va dal 1700 al 1900, della collezione del Prof. Pietro Piraino.
 
 
Villa Rammacca

Posta alle falde del monte Catalano, a 2 Km, verso Soluto, fu costruita nel 1740 da Bernardo Gravina principe di Rammacca. Non si conosce il nome del progettista.
Ha un'ampia terrazza, addossata al prospetto, che domina il lungo viale di accesso e la Piana di Bagheria di fronte, il golfo di Aspra sulla destra ed in lontananza Palermo, alla sinistra infine il golfo di Porticello.  Mentre i servizi (chiesa, stalle, alloggi per i domestici), sono ristretti in una piccola corte a semicerchio sul retro dell'edificio.
Rilevante è la qualità dell'esecuzione, le proporzioni armoniche della facciata rispetto alla porta d'ingresso principale, in cima alla quale, una cornice sorregge un maestoso fastigio, rappresentato da due volute con statue che racchiudono lo stemma della famiglia Gravina.
Dopo avere attraversato il grande e movimentato terrazzo, ammattonato con maiolica colorata, raro esempio la cui balaustra è virtuosamente realizzata in tufo d'Aspra, si entra nel grande salone dal soffitto a volta.
Il salone è il centro della casa e funge da disimpegno agli ambienti del piano terra, mentre il ballatoio, in legno, che si affaccia in esso, collega i locali del sottotetto.
Il visitatore è accolto, dopo aver percorso un lungo viale d'accesso. dal giardino, ancora oggi ricco di piante.
Recentemente restaurata dai proprietari è utilizzata per manifestazioni e ricevimenti.
 
 
Villa Larderia (Piazza Collegio)

Edificata nel 1752, nei pressi della Piazza del Duomo, da Letterio Moncada, Principe di Larderia,  ha la caratteristica composizione architettonica a tre bracci radiali a 120°, unico esempio nel palermitano di costruzione a pianta centrale. Non si conosce il nome del progettista, mentre con molte probabilità a dirigere i lavori fu il sacerdote architetto Nicolò Palma.
La villa non è mai stata ultimata, ne sono segno evidente le mensole che non hanno mai ricevuto i balconi. Successivamente intorno al 1813, il sacerdote Giuseppe Chiello, l'acquistò per fondarvi l'attuale scuola-collegio, affidata alle Suore di Maria Assunta.
Il piano terreno è costituito da un grande ambiente centrale, da dove si dipartono tre braccia che collega no stanze a forma ellittica.
Non essendo mai stata completata la Villa manca della grande scala esterna o interna presente nella tipologia di tutte le fabbriche bagheresi.
Tutti i prospetti di Villa Larderia sono stati realizzati con materiale preso dalle vicine cave di tufo di Aspra.
Nell'attuale chiesa del Collegio di Maria sono notevoli due bassorilievi della scuola del Gagini: una “madonna” ed una “resurrezione”.

 
Villa Galletti Inguaggiato

Fu edificata nel 1770 dal Marchese di S. Marina, G. Pietro Galletti, su progetto dell'architetto Andrea Giganti. Immersa nel tessuto urbano, ha la facciata principale sul Corso Butera. Sull’altro lato, ancora oggi, è possibile ammirare i maestosi piloni d’accesso al giardino dal quale venne separata, nel 1769, a causa dell’apertura del Cordo voluta dal Principe di Butera.
I prospetti dell’edificio si distaccano da quelli delle altre Ville in quanto non intonacati ma limitati all’uso della sola pietra d’Aspra.
E’ di stile neoclassico con facciata ricca di fastose composizioni allegoriche lavorate ad intaglio. Timpani grecizzanti sono posti a coronamento dei frantone. Due grandi vasi collocati in nicchie fiancheggiano il portone d’ingresso.
Lo scalone interno è a due rampe che si riuniscono sul pianerottolo del piano nobile. Il palazzo è abitato da privati.

 
Palazzo Villarosa

Palazzo Villarosa (via Flavio Gioia, 2) dell'architetto Venanzio Marvuglia, posta ai piedi del Monte Giancaldo, fu costruita da Placido Notarbartolo, duca di Villarosa e completata nell'ultimo decennio del settecento (1790).
La Villa è la prima costruzione suburbana di aspetto decisamente neo-classico, cioè con lo stile che riusava l'antico modo di progettare partendo dagli esempi dell'architettura greca e romana.
La fabbrica è costituita da un grande corpo rettangolare a due piani che emerge sulle campagne circostanti, sugli edifici per la servitù, sui magazzini e sui rimanenti servizi.
Il prospetto più elegante è quello rivolto verso Bagheria e riprende il portico del tempio greco con otto colonne con capitelli corinzi di ottima fattura.
I quattro prospetti della villa sono in tufo d'Aspra.
Il grande salone che domina con la sua ampia volumetria il corpo centrale di fabbrica funge da disimpegno a tutti i vani del piano terra. Alcune sale sono pregevolmente affrescate con scene pastorali ed architetture del passato.
Da una scala interna, con balaustra in ferro, si accede al piano superiore costituito da diverse sale convergenti sul ballatoio che si affaccia sul salone centrale. Recentemente restaurata dai proprietari è utilizzata per manifestazioni e ricevimenti.
 
 
Villa Sant'Isidoro

Villa S. Isidoro (metà dei 700) del Marchese Cordova di S. lsidoro sorge lungo il viale verso Aspra attorniato da profondi affossamenti (in alcuni crescono giardini di limoni): sono le cave da cui venivano presi i blocchi di tufo per le costruzioni.
Oltre ad essere l'unica con doppio viale, ha anche lo scalone spostato sulla facciata secondaria ad assolvere anche una funzione panoramica verso il mare, la flora ed il giardino.




Villa San Cataldo

Fu edificata agli inizi del settecento dai principi Galletti di San Cataldo. Alla fine dell'Ottocento, la Villa fu trasformata e decorata in stile neogotico e cosi, ancora oggi, la possiamo ammirare.
Dell'antico settecentesco impianto oggi resta solo la chiesetta, la balaustra e il vasto giardino all'italiana, uno dei pochi ed originali esempi di giardino storico visitabile a Bagheria.
Del vecchio parco oggi resistono i viali arredati con sedili, vasi, statue, nonché altissimi e secolari pini.
Agli inizi del nostro secolo il principe Ruggero Galletti vendette la villa alla Compagnia dei Padri Gesuiti che l'ampliarono e trasformarono in sede dell'Istituto delle Missioni Estere.
Dal 1997 è di proprietà della Provincia Regionale di Palermo.

 
Villa Spedalotto

Fu acquistata dai marchese Paternò di Spedalotto dal Cavaliere Arezzo, intorno al 1700, mentre era in fase di costruzione. Alla fine del 700 fu ripristinata e trasformata come luogo di villeggiatura. Molto particolare è il colonnato d'accesso che dà sull'antica strada provinciale che incrociava a Solanto la via Consolare.
Il palazzetto ha lo stile tra il "Luigi XII" ed il "Neoclassico" e ha una sopraelevazione ed annessa la cappella con sacrestia. Bellissimi gli affreschi che si trovano all'interno della villa. Un'ala della struttura fu danneggiata dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale. E' tuttora abitata dai proprietari.



 
Chiesa Madre 

Chiesa Madre (piazza Madrice), (1769-771) è costruita in pietra tufacea, estratta dalla vicine cave di Aspra, con due ordini di colonne e lesene corinzie e nel suo interno fa spicco un pregevole bassorilievo del XVI secolo della scuola di Gagini raffigurante la Vergine. Al secondo altare a sinistra ed al secondo altare a destra rispettivamente un crocifisso, opera di Bagnasco, ed una statua di San Giuseppe di F. Quattrocchi.  
Le pareti dell’altare maggiore sono stati affrescate nei primi anni del ‘900. Il campanile fu realizzato a metà del ‘900 sopraelevando un campanile più antico.

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